“La strada che porta al successo è piena di umiliazioni, prima ti abitui e più facile ti verrà il cammino”
Un triangolo particolare di protagonisti, A. K. (Eugene Hütz), Juliette (Vicky McClure) e Holly (Holly Weston), si muove in una Londra multiculturale, costretto ad adattarsi a lavori degradanti pur di sopravvivere. Ognuno ha il suo sogno, ma cosa si è disposti a fare per raggiungere la meta agognata?
Sacro e profano, due facce della stessa medaglia
Quello che era stato progettato per essere un “corto”, e quindi un altro esperimento da aggiungere alla già prolifica ed eclettica attività artistica di Madonna, diviene invece un lungometraggio vero e proprio, capace di riassumere in circa ottanta minuti gli interessi e le passioni più intime della cantante italo-americana, spaziando dalla musica alla danza, dalla letteratura al volontariato. Mettersi dietro la macchina da presa è sempre stata un’esperienza che affascinava la signora Ciccone, la quale già l’anno scorso aveva diretto un documentario a sfondo sociale sugli orfani del Malawi dal titolo I Am Because We Are, presentato, fra l’altro, anche al Festival di Cannes; e soprattutto dopo essere stata davanti all’obiettivo per circa trent’anni, e aver interpretato svariati ruoli, fra cui alcuni significativi: il più importante rimane sicuramente quello di Sarah Jennings in Occhi di serpente, uno dei film più personali, eccessivi e radicali di Abel Ferrara. Lì il geniale regista newyorkese l’aveva sfruttata un po’ come cavia da laboratorio per i suoi pericolosi esperimenti metacinematografici (e chi ha visto il film sa a cosa ci riferiamo), sfruttando il glamour e l’immagine patinata della diva.
Ma stavolta Madonna, con una maturità e una consapevolezza diverse, si è messa in gioco come autrice, disegnando dei personaggi che in qualche modo la rispecchiano e costruendo una storia che mescola efficacemente toni comici, grotteschi e drammatici. Filth and Wisdom, questo il titolo, ovvero Sacro e Profano (come nella traduzione italiana), ma anche saggezza e non curanza, lerciume e splendore, inferno e paradiso: binomi inestricabili e irrisolvibili che investono tutta l’umanità, nessun individuo escluso, e che costringono ad indossare a volte delle maschere che filtrano e nascondono il nostro lato oscuro. È questo, in fondo, il tema portante delle varie storie su cui si dispiega la narrazione. Varie storie e varie esistenze caratterizzate dai dubbi, dalla frustrazione e dalla paura di non vivere la vita fino in fondo, nascondendosi spesso dietro i tabù della società e imponendo a se stessi di non dire e di non fare certe cose, perché ritenute sbagliate.
Tutta la pellicola è incentrata in realtà su un solo personaggio, su cui si apre e si chiude il film, l’eccentrico Eugene Hütz, leader del gruppo punk-gitano Gogol Bordello, che qui assurge a narratore extra e intra-diegetico, cioè presente sia fuori che dentro il testo: una sorta di demiurgo che riesce a incidere fortemente con la sua personalità carismatica sulle vicissitudini degli altri personaggi. Non è la prima volta che il cantante di origine ucraina appare sul grande schermo: Hütz infatti aveva già debuttato qualche anno fa come attore nella parte di Alex nel film Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber, con un ruolo cha ha fatto molto discutere critica e pubblico. In Sacro e profano è come se in un certo senso Madonna gli affidasse la sua voce interiore, scrivendo apposta per lui – insieme allo sceneggiatore Dan Cadan – dei dialoghi dal tono filosofico, impreziositi dalla singolare “saggezza” ucraina del cantante, messa in mostra attraverso i sensazionali proverbi dell’est (“in my country we have a saying”) e in alcune trovate registiche, come le scene in cui Hütz esercita la sua professione di sadico a pagamento o esegue poesie e soliloqui nella sua vasca da bagno.
Ma A. K. non è il solo personaggio che ha concepito e di cui si è innamorata la regina della pop-music: troviamo anche un ex scrittore omosessuale di successo, interpretato dall’elegante e raffinato Richard E. Grant (Shakespeare a colazione, L’età dell’innocenza), che da quando ha perso la vista non scrive più una sola riga, essendo caduto in una forte depressione; e una farmacista androgina dal passato segnato da violenze, con il sogno nel cassetto di andare in Africa ad aiutare i bambini bisognosi. Madonna svolge un lavoro attento non solo nei confronti dei suoi personaggi, ma anche presiedendo alla cura delle scenografie, del montaggio e ovviamente dell’originale e ricchissima colonna sonora del film, in cui trova lo spazio per inserire persino autocitazioni, come il brano Erotica suonato nel locale di lap-dance o come il furbesco “omaggio” all’amica-rivale Britney Spears, con il brano Baby one more time.
Sacro e profano è in sostanza un calderone pieno di idee e di personaggi, collocato su uno sfondo metropolitano che viene quasi del tutto negato. Pur essendo ambientato in una Londra multietnica, infatti, il film mostra poco il panorama della città inglese e fa muovere i suoi personaggi in prevalenza negli interni, dove si passa da abitazioni più o meno fatiscenti a case vuote e cupe, fino al locale notturno, in cui tutti alla fine si riuniscono come per incanto, ascoltando l’esibizione del reale gruppo dei Gogol Bordello e del suo frontman selvaggio Eugene Hütz.
Dunque quello di Madonna è sicuramente un esordio alla regia positivo, forse troppo concentrato a far emergere il dato autobiografico a discapito un po’ dello stile e della costruzione visiva, ma capace senza dubbio di coinvolgere con energia grazie ai suoi personaggi folcloristici, alle sue bizzarre gag e al suo ritmo travolgente.
Un triangolo particolare di protagonisti, A. K. (Eugene Hütz), Juliette (Vicky McClure) e Holly (Holly Weston), si muove in una Londra multiculturale, costretto ad adattarsi a lavori degradanti pur di sopravvivere. Ognuno ha il suo sogno, ma cosa si è disposti a fare per raggiungere la meta agognata?
Sacro e profano, due facce della stessa medaglia
Quello che era stato progettato per essere un “corto”, e quindi un altro esperimento da aggiungere alla già prolifica ed eclettica attività artistica di Madonna, diviene invece un lungometraggio vero e proprio, capace di riassumere in circa ottanta minuti gli interessi e le passioni più intime della cantante italo-americana, spaziando dalla musica alla danza, dalla letteratura al volontariato. Mettersi dietro la macchina da presa è sempre stata un’esperienza che affascinava la signora Ciccone, la quale già l’anno scorso aveva diretto un documentario a sfondo sociale sugli orfani del Malawi dal titolo I Am Because We Are, presentato, fra l’altro, anche al Festival di Cannes; e soprattutto dopo essere stata davanti all’obiettivo per circa trent’anni, e aver interpretato svariati ruoli, fra cui alcuni significativi: il più importante rimane sicuramente quello di Sarah Jennings in Occhi di serpente, uno dei film più personali, eccessivi e radicali di Abel Ferrara. Lì il geniale regista newyorkese l’aveva sfruttata un po’ come cavia da laboratorio per i suoi pericolosi esperimenti metacinematografici (e chi ha visto il film sa a cosa ci riferiamo), sfruttando il glamour e l’immagine patinata della diva.
Ma stavolta Madonna, con una maturità e una consapevolezza diverse, si è messa in gioco come autrice, disegnando dei personaggi che in qualche modo la rispecchiano e costruendo una storia che mescola efficacemente toni comici, grotteschi e drammatici. Filth and Wisdom, questo il titolo, ovvero Sacro e Profano (come nella traduzione italiana), ma anche saggezza e non curanza, lerciume e splendore, inferno e paradiso: binomi inestricabili e irrisolvibili che investono tutta l’umanità, nessun individuo escluso, e che costringono ad indossare a volte delle maschere che filtrano e nascondono il nostro lato oscuro. È questo, in fondo, il tema portante delle varie storie su cui si dispiega la narrazione. Varie storie e varie esistenze caratterizzate dai dubbi, dalla frustrazione e dalla paura di non vivere la vita fino in fondo, nascondendosi spesso dietro i tabù della società e imponendo a se stessi di non dire e di non fare certe cose, perché ritenute sbagliate.
Tutta la pellicola è incentrata in realtà su un solo personaggio, su cui si apre e si chiude il film, l’eccentrico Eugene Hütz, leader del gruppo punk-gitano Gogol Bordello, che qui assurge a narratore extra e intra-diegetico, cioè presente sia fuori che dentro il testo: una sorta di demiurgo che riesce a incidere fortemente con la sua personalità carismatica sulle vicissitudini degli altri personaggi. Non è la prima volta che il cantante di origine ucraina appare sul grande schermo: Hütz infatti aveva già debuttato qualche anno fa come attore nella parte di Alex nel film Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber, con un ruolo cha ha fatto molto discutere critica e pubblico. In Sacro e profano è come se in un certo senso Madonna gli affidasse la sua voce interiore, scrivendo apposta per lui – insieme allo sceneggiatore Dan Cadan – dei dialoghi dal tono filosofico, impreziositi dalla singolare “saggezza” ucraina del cantante, messa in mostra attraverso i sensazionali proverbi dell’est (“in my country we have a saying”) e in alcune trovate registiche, come le scene in cui Hütz esercita la sua professione di sadico a pagamento o esegue poesie e soliloqui nella sua vasca da bagno.
Ma A. K. non è il solo personaggio che ha concepito e di cui si è innamorata la regina della pop-music: troviamo anche un ex scrittore omosessuale di successo, interpretato dall’elegante e raffinato Richard E. Grant (Shakespeare a colazione, L’età dell’innocenza), che da quando ha perso la vista non scrive più una sola riga, essendo caduto in una forte depressione; e una farmacista androgina dal passato segnato da violenze, con il sogno nel cassetto di andare in Africa ad aiutare i bambini bisognosi. Madonna svolge un lavoro attento non solo nei confronti dei suoi personaggi, ma anche presiedendo alla cura delle scenografie, del montaggio e ovviamente dell’originale e ricchissima colonna sonora del film, in cui trova lo spazio per inserire persino autocitazioni, come il brano Erotica suonato nel locale di lap-dance o come il furbesco “omaggio” all’amica-rivale Britney Spears, con il brano Baby one more time.
Sacro e profano è in sostanza un calderone pieno di idee e di personaggi, collocato su uno sfondo metropolitano che viene quasi del tutto negato. Pur essendo ambientato in una Londra multietnica, infatti, il film mostra poco il panorama della città inglese e fa muovere i suoi personaggi in prevalenza negli interni, dove si passa da abitazioni più o meno fatiscenti a case vuote e cupe, fino al locale notturno, in cui tutti alla fine si riuniscono come per incanto, ascoltando l’esibizione del reale gruppo dei Gogol Bordello e del suo frontman selvaggio Eugene Hütz.
Dunque quello di Madonna è sicuramente un esordio alla regia positivo, forse troppo concentrato a far emergere il dato autobiografico a discapito un po’ dello stile e della costruzione visiva, ma capace senza dubbio di coinvolgere con energia grazie ai suoi personaggi folcloristici, alle sue bizzarre gag e al suo ritmo travolgente.
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